Il giorno 2 aprile alle 15,00 ci siamo ritrovati per il secondo incontro di
formazione di matematica.
Il prof. Brunelli ha esordito con una frase: “l’appetito vien mangiando”,
dopodichè ci ha proposto un problema tipo “Numerando” tratto dalle semifinali
internazionali dei Giochi Pristem Bocconi: ottenere esattamente 100 dalle cifre
1 2 3 4 5 6 7 utilizzando solo quattro segni +. Trovata una soluzione ci ha
chiesto di riflettere sulla strategia utilizzata, per condividerla con gli altri, e
quindi stabilire se esistessero altre soluzioni.
Ci siamo quindi cimentati in un altro problema simile, tratto sempre dai Giochi
della Matematica Bocconi: formare esattamente 190 con le stesse cifre
precedenti, ma utilizzando solo tre segni +. Anche in questo caso abbiamo
condiviso la strategia risolutiva e verificato l’unicità o meno delle soluzioni.
Ci ha poi mostrato il sito ufficiale INDIRE dicendoci di andare a cercare PQM in
risorse per docenti.
In questo sito sono dettagliate numerose proposte di attività per una scuola di
qualità, dalle quali è possibile prendere spunto per le nostre lezioni in classe.
Ha scelto tra queste l’attività intitolata “Misuriamoci” e ci ha proposto di
iniziare a misurarci reciprocamente. Ognuno ha seguito il suo metodo, più o
meno fantasioso, per cercare di ottenere misure il più possibile corrette.
Poi abbiamo fatto i rapporti tra le misure prese e ci siamo resi conto che,
nonostante la nostra corporatura fosse molto differente, i rapporti venivano
tutti molto vicini, a testimonianza del fatto che c’è in noi una certa armonia di
proporzioni.
Paola Palmerini, docente matematica e scienze
Blog scolastico legato al Progetto della Regione Toscana: Laboratori del Sapere Scientifico
venerdì 4 aprile 2014
giovedì 20 marzo 2014
La Torre di Babele: primo incontro di formazione sulla didattica della matematica
Impressione
a caldo: divertente, stimolante, accattivante. Gli stessi tre aggettivi che
potrei utilizzare per definire l’intervento e la personalità del Prof. Fabio Brunelli, il docente che ci
accompagnerà per diversi incontri.
Come
in ogni buon corso di formazione ci si presenta.
Lui
ci illustra brevemente la sua esperienza: una curiosa, ma significativa,
parabola all’inverso: da docente all’Università, a professore di scuola
secondaria di secondo grado e poi di primo; assiduo frequentatore di corsi di
formazione e aggiornamento, in veste sia di formatore che di insegnante in
formazione (sarà questa la famosa formazione continua?), non scrive libri…Il
tipo mi piace, mi conferma nell’idea che
la matematica è una cosa viva e reale, ed il suo insegnamento si nutre e si
muove nella realtà che ci circonda.
Tocca
a noi il giro di presentazione, incalzati dalle sue domande e dalle sue battute
sulle nostre risposte; qualcuno è quasi intimorito da questo suo modo di fare: sembra di essere
tornati sui banchi di scuola (effettivamente ci siamo sempre), in attesa
dell’interrogazione…
Anche
questo mi piace, perché riesce a zittire il chiacchiericcio che spesso c’è in
queste situazioni, e a catturare la curiosità e l’interesse per chi ci sta
intorno e per quello che dice; scopriamo diverse ex studentesse del professore
alla SSIS.
Successivamente
ci propone di scrivere ciascuno quelle che sono le proprie aspettative riguardo
questi incontri di formazione/aggiornamento, e di leggerli tutti insieme, in
una sorta di brainstorming. Emergono delle frasi, esigenze comunemente sentite,
che Brunelli puntualizza usando delle parole chiave, individuate nei nostri
messaggi.
Ecco
quelle che più mi hanno interessato:
MATEMATICA COME GIOCO, quindi divertente
e coinvolgente, in contrasto con
quella noiosa e ripetitiva che viene proposta nei testi scolastici (ma non sono
dei semplici strumenti?);
DIDATTICA LABORATORIALE che, ci viene chiarito, è una metodologia didattica
che presuppone un’interazione attiva di
tutti i partecipanti alle lezioni, per la realizzazione di attività pratiche,
che implichino abilità e conoscenze matematiche;
DIDATTICA SEMPLICE, quella che dovrebbe renderci capaci di avviare, creativamente, ognuno con un personale
stile di insegnamento, i nostri studenti alla complessità della realtà fisica che li circonda, e che presuppone
quindi la nostra conoscenza, la metacognizione,
della natura e delle regole che si celano dietro formule, algoritmi e
definizioni.
Brunelli
parla di etnomatematica, di quei concetti comuni e connaturati,
patrimonio di tutte le culture, che li declinano con diversi linguaggi:
CONTARE, LOCALIZZARE, MISURARE,
DESIGN, GIOCARE, SPIEGARE.
E
mentre l’attenzione è viva, parte il compito…
Ritrovare
queste parole, o i concetti, nelle indicazioni curriculari del ’91, relative ai
campi di esperienza educativa, relativi a SPAZIO,
ORDINE , MISURA.
Vabbe’,
si può fare: è propedeutico ad una definizione
epistemologica, ed una ristrutturazione
contenutistica dell’insegnamento della matematica.
Sono
parole grosse, ma utili per farci riflettere sulle competenze che dobbiamo costruire
e connettere, valutabili soprattutto
attraverso il problem solving.
Ci
indica un tipo di prove ed attività che lui ritiene valide, quelle
del Rally Matematico Transalpino e
dell’Invalsi, mettendoci però in
guardia dalla tentazione di farne solo un allenamento intensivo; accanto ad
esse vanno costruite un insieme di buone
pratiche comuni, corredate da una solida
documentazione che ci aiuti a diffonderle, per costruire gradualmente, nel
corso degli anni, la nostra Torre di
Babele…Già, cos’era la Torre
di Babele? Giro di domande. Ricordi e tradizioni frammentarie e confuse ci
permettono di ricucire la storia della Biblica Torre, atto ambizioso e superbo
di innalzarsi sino alla conoscenza, vanificato dalla confusione dei linguaggi. Per
ora meglio tanti nostri piccoli, solidi mattoncini di attività ben strutturate
e documentate da condividere, per cercare di costruire il famoso curricolo in
verticale. Brunelli ci invita a portarne sin dal prossimo incontro. Un altro compito…
E poi un bel problema!
Da
una prova dell’ARMT, ci sottopone il Cuore di Martina, una bella e semplice
simmetria assiale che dobbiamo interpretare, per stabilire e comparare
l’estensione delle superfici che la compongono. C’è in gioco la visione
geometrica, la capacità di vedere isometrie, equiscomposizioni, simmetrie,
rotazioni e ribaltamenti, congruenze. Ognuno utilizza uno o più metodi e
strategie, conoscenze o abilità per analizzarlo e risolverlo. Ce la facciamo
tutti! La prova segue un protocollo: ha un’analisi a priori delle competenze
che vengono attivate nella sua risoluzione, un punteggio basato soprattutto
sulla valutazione delle procedure e dell’argomentazione (chiaramente indicati),
e offre la possibilità di testarla con diverse classi, anche con i bambini
della scuola dell’infanzia.
Ci
stimola e ci piace, ci fa scambiare idee e considerazioni, fino a quando…sono passate due ore!
Stefano
De Santis, docente di scuola primaria
lunedì 17 marzo 2014
Elementi di forza e di criticità
Oggi 13 Marzo 2014 ci siamo riuniti, docenti di ogni ordine e grado del
Comprensivo, per confrontarsi sugli elementi di forza e di criticità al
termine del percorso di fisica.
SCUOLA PRIMARIA
PUNTI DI FORZA:
-
Il professore è riuscito a coinvolgerci
trasmettendoci la sua passione per la disciplina e facendoci capire
l’importanza di una metodologia di tipo costruttivista e di una didattica
laboratoriale, spesso surclassata da modelli nozionistici e conservatori. Ho
riflettuto molto su come sia fondamentale, soprattutto nell’ambito del sapere
scientifico, presentare attività con elementi di problematicità, dove sia
possibile formulare più ipotesi plausibili e discuterne insieme per costruire
una conoscenza personale che vada oltre i contenuti proposti dai libri di
testo. Il laboratorio deve provocare una dissonanza con ciò che gli alunni già
conoscono per motivarli a procedere nello studio e nell’apprendimento;
-
sono state proposte idee creative e vicine
all’esperienza degli alunni (es. attività con le bolle di sapone per spiegare
la tensione superficiale dei liquidi, il disco a cuscino d’aria per osservare
il moto di un oggetto in assenza di attrito…);
-
è stata sottolineata l’importanza di un
linguaggio specifico e rigoroso nell’insegnamento delle scienze e ciò mi ha
portato a pensare di poter progettare percorsi didattici sul lessico
scientifico (es. misurare e calcolare spesso vengono usati
erroneamente come sinonimi, ma hanno una valenza ben diversa).
CRITICITÀ:
-
L’esiguità delle ore di laboratorio data la
notevole quantità delle tematiche affrontate;
-
esperienze così interessanti per la didattica
nella scuola primaria avrebbero dovuto essere supportate da una base teorica
che desse l’opportunità di affrontare in classe le tematiche in questione con
più sicurezza, data la preparazione talvolta lacunosa di noi docenti. Invece,
molti contenuti e aspetti sono stati tralasciati o dati per scontati ed alcuni
di essi erano notevolmente elevati per in grado di scuola (es. incertezza o
errore nelle misure sperimentali, concetti di densità e massa…). Una possibile
soluzione potrebbe essere quella di essere noi docenti a proporre gli argomenti
da trattare, riducendone in primis la quantità e la complessità.
-
la descrizione di alcune esperienze è risultata
carente di informazioni; ad esempio la costruzione di un cannocchiale in classe
può essere estremamente stimolante per gli alunni, ma non è stata fornita
alcuna indicazione sulla gradazione delle lenti.
RIFLESSIONI su attività proposte:
A mio avviso nell’ottica di un
sapere trasversale si possono attuare diverse delle esperienze proposte.
- Prendendo spunto dall’esperienza sull’osservazione delle oscillazioni di un pendolo si potrebbe progettare la costruzione di un orologio (a pendolo), che potrebbe essere prevista all’interno di un percorso interdisciplinare che coinvolga lo studio della storia, delle scienze e della tecnologia. Un’attività del genere comporta una suddivisione della classe in piccoli gruppi e la presenza di variabili non trascurabili, come ad esempio l’importanza della precisione e della concentrazione nell’individuare il ritmo oscillatorio del pendolo per non incorrere in errori. Di conseguenza, il dover procedere ad una serie indefinita di tentativi e registrazioni potrebbe generare impazienza e disinteresse negli alunni.
- La costruzione di un cannocchiale coinvolgerebbe lo studio della storia, delle scienze e della tecnologia. Il metodo scientifico sperimentale spiegato attraverso gli occhi di colui che lo ha inventato, approfondendo quindi il profilo psicologico e la biografia di Galileo, è sicuramente un’attività stimolante e volta a generare apprendimenti significativi negli alunni.
Docente Scuola Primaria
Silvia Niccolai
SCUOLA SECONDARIA I GRADO
ELEMENTI DI FORZA:
- fattibilità di alcune attività che ci sono state proposte, tra cui la misura della densità di cubi uguali di materiali diversi; attività utile per confrontare densità e peso specifico, massa e peso, oltre che per collegarsi con la spinta idrostatica e il principio di Archimede;
- Variazione dei fattori di scala: se si cambiano le dimensioni di un oggetto il volume e la massa del corpo cambiano con una relazione funzionale diversa da quella lineare. Se questa cosa era chiara per quanto riguarda il volume, nessuna di noi aveva mai riflettuto sulla massa e tantomeno fatto riflettere i propri alunni.
ELEMENTI DI CRITICITÀ
Durante tutto il percorso è stata posta estrema importanza alla precisione delle misure sperimentali e all’indeterminatezza connessa all’errore. Se da una parte è importante far capire agli alunni che tutte le misure sperimentali non sono esatte, non ci sembra opportuno introdurre la teoria degli errori a questo livello scolare.
Docente di matematica e scienze, Scuola Secondaria
Paola Palmerini
giovedì 27 febbraio 2014
Fisica: secondo e terzo incontro di formazione (19 e 26 Febbraio 2014)
SCUOLA SECONDARIA
Dopo la prima lezione introduttiva comune ai tre ordini di scuola, il percorso formativo di fisica prevedeva due incontri di laboratorio didattico distinti per ogni livello scolare. Noi insegnanti di scuola media siamo stati coinvolti in due esperienze laboratoriali che hanno riguardato la misura e gli errori associati ad essa. Il tema della misura è sicuramente centrale nel processo di insegnamento e sebbene già previsto nella scuola primaria è fondamentale riproporlo al nostro livello scolare con esperienze dirette, attività che non possono essere svolte sul libro di testo o comunque stando seduti nei banchi ma che devono coinvolgere direttamente i bambini nell’utilizzo di comuni strumenti di misura quali bilance, calibro, cronometro. Ciò diventa fondamentale per comprendere come ogni misura nella realtà sia sempre soggetta a errori, anche gli strumenti più moderni non permettono di eliminarli completamente, al massimo di limitarli. La parola “errore” non deve far pensare ad uno sbaglio, ma deve assumere il significato di incertezza da associare alla misura. Nessuna grandezza fisica può essere determinata con precisione assoluta ma è sempre affetta da una incertezza. La precisione della misura e’ data dall’errore di sensibilità dello strumento.
Dopo la prima lezione introduttiva comune ai tre ordini di scuola, il percorso formativo di fisica prevedeva due incontri di laboratorio didattico distinti per ogni livello scolare. Noi insegnanti di scuola media siamo stati coinvolti in due esperienze laboratoriali che hanno riguardato la misura e gli errori associati ad essa. Il tema della misura è sicuramente centrale nel processo di insegnamento e sebbene già previsto nella scuola primaria è fondamentale riproporlo al nostro livello scolare con esperienze dirette, attività che non possono essere svolte sul libro di testo o comunque stando seduti nei banchi ma che devono coinvolgere direttamente i bambini nell’utilizzo di comuni strumenti di misura quali bilance, calibro, cronometro. Ciò diventa fondamentale per comprendere come ogni misura nella realtà sia sempre soggetta a errori, anche gli strumenti più moderni non permettono di eliminarli completamente, al massimo di limitarli. La parola “errore” non deve far pensare ad uno sbaglio, ma deve assumere il significato di incertezza da associare alla misura. Nessuna grandezza fisica può essere determinata con precisione assoluta ma è sempre affetta da una incertezza. La precisione della misura e’ data dall’errore di sensibilità dello strumento.
L’approccio operativo del
laboratorio ha favorito l’istaurarsi di un clima disteso, collaborativo e di
scambio nel quale noi insegnanti ci siamo sentiti i veri protagonisti della
lezione. Ci siamo divisi in due gruppi di lavoro e abbiamo svolto due
esperienze sotto l’occhio vigile del docente del corso il Dott. Straulino. Un
primo gruppo ha eseguito misure dirette e indirette quali misure di
massa,volume e densità di solidi e verificata la spinta di Archimede; l’altro
gruppo ha eseguito misure di tempo mediante la costruzione di un pendolo. Nel
corso del 2^ incontro ciascuno dei due gruppi ha svolto l’esperienza dell’altro.
Attività 1: Misure di
massa, volume e densità di solidi
I solidi che avevamo a disposizione
erano regolari e irregolari. C’erano cubi di ugual volume ma di materiali
diversi quali rame, alluminio e ottone e sassi di forma irregolare.
Per prima cosa abbiamo
determinato la misura dello spigolo dei cubi con un righello e poi con un calibro
(sensibilità 0,05 cm)
e abbiamo così calcolato il loro volume. Abbiamo poi misurato la massa dei cubi
con una bilancia digitale con sensibilità 0,1g. Abbiamo infine calcolato il
rapporto tra massa e volume osservando che a parità di volume varia la densità che
è quindi caratteristica e costante per ogni materiale. Il dott Straulino ci ha
fatto notare che l’errore che viene compiuto in una misura diretta si propaga poi
alle misure indirette come può essere il volume (gli errori in questo caso vengono
sommati).
Per i solidi irregolari avevamo a
disposizione alcuni sassi di cui abbiamo misurato la loro massa con una
bilancia digitale mentre la misura del volume è stata ottenuta per mezzo di un
recipiente contenente acqua. Abbiamo immerso il sasso nel recipiente e abbiamo raccolto
in un cilindro graduato la quantità di acqua che fuoriusciva. La misura del
volume avviene direttamente tramite la lettura del livello di acqua raccolto e
anche l'incertezza sulla misura è data dalla sensibilità della scala graduata.
Il volume può essere anche misurato in litri (1 litro = 1 dm3).
Con strumenti comunemente
reperibili in qualsiasi laboratorio scolastico si può facilmente osservare e
far osservare ai nostri ragazzi ciò che intuì Archimede più di 2000 anni fa
cioè che un corpo, entrando in un recipiente pieno d’acqua, fa traboccare una
quantità di liquido uguale al volume immerso. Il vantaggio di tale metodo è che
la misura di volume può essere fatta anche per solidi irregolari, purché non
solubili o danneggiabili in acqua.
Abbiamo infine misurato con il
metodo di immersione di Archimede il volume dei cubi per confrontarlo a quello
calcolato. Abbiamo costatato che il volume di acqua traboccata non è
esattamente uguale al volume calcolato ciò potrebbe turbare i ragazzi ma
rientra comunque nell’incertezza sperimentale che avevamo previsto con l’uso
degli errori. Ed ecco la necessità di ribadire agli studenti che ogni misura
sperimentale deve essere accompagnata dall’errore ed è perciò indispensabile
saper individuare la sensibilità dello strumento di misura utilizzato.
Curioso è stato notare che il
volume di acqua raccolta si avvicinava molto di più al volume calcolato quando
aggiungevamo all’acqua qualche goccia di sapone. Il sapone, infatti, facendo
abbassare la tensione superficiale dell’acqua, fa aumentare la bagnabilità
dell’acqua stessa che, aderendosi meglio al solido, fuoriesce meno all’esterno.
L’esperienza prevedeva la
costruzione di un pendolo che avesse un periodo di 1 secondo (entro l’1%) mediante
una serie di misure ripetute del suo
periodo.
Abbiamo costruito un pendolo semplice utilizzando un’asta rigida con sostegno alla quale abbiamo attaccato un filo inestensibile alla cui estremità abbiamo fissato una sferetta metallica. Questo sistema apparentemente banale è stato reso celebre dall’impegno sperimentale e teorico profuso da Galileo Galilei che ne ha correttamente descritto la proprietà principale ovvero l’isocronismo.
Dopo aver montato il pendolo lo abbiamo
fatto oscillare e con un cronometro (sensibilità 1 centesimo di secondo)
abbiamo preso la misura di dieci oscillazioni per quattro volte. Il periodo del
pendolo è l’intervallo di tempo impiegato per compiere una oscillazione
completa (da sinistra a destra e ritorno) e solo con un po’ di pratica siamo
riusciti a eseguire misure piuttosto corrette. Abbiamo così calcolato il valore
di ogni singola oscillazione dividendo il valore di ogni singola misura per 10.

Variando la lunghezza del filo e ripetendo la misura del suo periodo siamo giunti dopo alcuni tentativi a tararlo correttamente.
Il periodo del pendolo dipende
solo dalla lunghezza del filo e non dalla massa. Fissando all’estremità masse
diverse lo abbiamo infatti verificato. Nell’ambito dell’insegnamento della
fisica, il laboratorio svolge sia la funzione di scoperta che di verifica e
favorisce la comprensione dei concetti e delle leggi fisiche fornendo agli
studenti una immagine adeguata della realtà.
La semplicità di questi esperimenti permette di poterli riprodurre facilmente in classe. L’approccio laboratoriale permette ai ragazzi di impadronirsi delle relazioni esistenti in natura tra le varie grandezze fisiche coinvolte, e di arrivare ad una comprensione fisica dei fenomeni osservati.
Docente di matematica e scienze, Scuola secondaria
Laura Zecchini
SCUOLA PRIMARIA E INFANZIA
Primo incontro
Materiali:
Pendoli: sfere con foro o con gancio,lenza, sostegno,cronometri, mandrino.
Bilancia:cubi di metallo,cilindrerei di metallo, sassi, calibro, righelli, bilancia 0.1 g, bilancia 0.01 g vaso di troppo pieno, cilindro.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi di lavoro.
Un gruppo ha condotto misure del periodo di oscillazione di un pendolo la cui lunghezza viene decisa dai componenti del gruppo. Di seguito determinazione della migliore stima e dell'incertezza di misura. Inoltre il gruppo ha tentato di costruire un semplice pendolo in grado di battere il secondo con la precisione dell'1 %, cioè 9.9 s <10 T <10.1 s.
L'altro gruppo ha operato con :
- misure di lunghezza e determinazione del volume: misure di volume di oggetti regolari (cubi) con righello e calibro e di oggetti irregolari (sassi) con vasi di "troppo pieno".
- misure di massa e di densità, uso di bilance a diversa Sensibilita (0.1 g; 0,01 g). Calcolo della densità degli oggetti e osservazione e discussione sulla consistenza dei risultati.
Secondo incontro
Sono stati effettuati esperimenti con l'acqua.
In particolare sulla:
-conservazione della massa : abbiamo verificato che dopo aver disciolto 30g di sale in 300 g di acqua il peso dell'acqua non è cambiato perché la massa si è conservata .
-tensione superficiale dell'acqua: immergiamo un fil di ferro circolare nella soluzione di acqua, detersivo e glicerina: bucando con un'asticella il centro del filo posto nel cerchio del fil di ferro, si forma una circonferenza più grande con il filo interno.
-soluzione di acqua e sale per permettere il galleggiamento: in 100 g di acqua aggiungiamo gradualmente il sale iniziando da 10 e poi aumentando di 10 g in 10 g . Dopo i vari tentativi, veifichiamo che occorrono 80 g di sale per far galleggiare un uovo.
Docente di Scuola Primaria
Sabrina Capecchi
venerdì 14 febbraio 2014
Fisica - Primo incontro di formazione
Ebbene è toccato a me…
Primo “verbale”, diario di
bordo ad uso blog, dei Laboratori del Sapere Scientifico nell’Istituto Sestini
di Agliana.
Mercoledì scorso, 12
Febbraio 2014, eravamo più di venti insegnanti dei tre ordini di scuola, un
buon risultato per il nostro istituto, con la piacevole sorpresa delle
insegnanti della scuola dell’infanzia.
Comunque non divago, non
subito, pensiamo al verbale.
Tiziana Biagiotti ci illustra
brevemente quella che sarà l’organizzazione del corso (compreso il presente
diario) e poi ci presenta il Dott. Samuele Straulino.
Persona giovane, informale,
docente universitario (sarà precario?); ci racconta un po’ della sua
formazione, ma soprattutto delle esperienze da cui nasce la sua collaborazione
con il nostro Istituto: l’Open Lab di Sesto Fiorentino, dedicato alla divulgazione scientifica attraverso la
didattica e le lezioni laboratoriali.
Proseguiamo con una serie di
slide, discutendo su frasi di scienziati e filosofi riguardo i fenomeni, il
modo scientifico di approcciarli e le implicazioni didattiche ed educative.
Devo dire la verità, non mi
ricordo tutti i nomi, è un mio limite.
Galileo, quello si, l’ho
studiato.
Ma mi ha colpito un passo (non
mi ricordo di chi), tratto da una riflessione sulla professione di insegnante,
Italia fine 800; dopo un’introduzione sulla penuria di risorse (materiali, di
spazio, di tempo), invitava il buon docente a far di necessità virtù, facendosi
bastare quello che c’era a disposizione intorno, perché la cosa più importante
è la coscienza che i bambini vedono, ma non osservano.
E’ li che possiamo e
dobbiamo fregarli!
Catturare la loro attenzione
e concentrazione, usando tutto quello che c’è attorno, perché noi conosciamo la
natura delle cose ed il loro funzionamento; o se non del tutto, almeno siamo
qui per saperne di più ed essere più sicuri in quello che insegniamo.
Samuele prosegue
presentandoci alcuni lavori frutto di diverse tesi di laurea in Scienze della
Formazione, con percorsi laboratoriali applicati alle scienze.
Potenza delle immagini!
E di qualcuno che sa
illustrarle semplicemente, perché
conosce il lavoro svolto e soprattutto i fenomeni che descrivono.
L’attenzione si fa più viva,
man mano che sullo schermo scorrono il cannocchiale galileiano realizzato in
una scuola primaria, le esperienze riguardo le proprietà dell’acqua: la spinta
idrostatica, la tensione superficiale con le bolle di sapone e con i tensioattivi.
Tiziana sfodera le capacità
portentose del suo pepe.
Passiamo poi al moto e alle
forze: la massa, l’accelerazione, la velocità, l’attrito e la sua riduzione.
Gran successo per il disco a cuscino d’aria alimentato da un palloncino: subito
riprodotto!
Sul piano inclinato,
l’accelerazione e la velocità, c’era la voglia di capire meglio: iniziavano ad
esserci triangoli, frazioni e proporzioni, un territorio su cui la maggior
parte si sentiva più a suo agio.
Sulla gravità e perché
quelli di sotto non si accorgono di essere a testa in giù, eravamo tutti
ferratissimi!
Sulla costruzione di
strumenti di misura, la misurazione e l’incertezza che lega i due termini, ne
abbiamo tutti conoscenza quando ripensiamo al: “Prof/Maestra/o a me non mi
torna di qualche mm!”; e valli a rassicurare che è un più/meno, con quelle
punte di lapis stondate e quei righelli dentati…
La spiegazione matematica
dell’incertezza, con grafici e formule ha fatto però spalancare qualche bocca.
Per fortuna non siamo qui
per le formule, quelle sono sempre a disposizione, la scienza le ha scritte, ma
vanno provate per capirle veramente.
Finiamo con fenomeni e
rapporti di scala, non necessariamente direttamente o inversamente
proporzionali, ma legati alla tridimensionalità della realtà, così lontana
dalla bidimensionalità della pagina scritta.
Che bello vedere “crescere” non
linearmente la massa nei pesi della bilancia disposti in ordine!
Insomma, due ore mi sono
passate veloci e piacevoli, con tanti
spunti ed idee per attività
da proporre ai bambini, nei
nostri spazi ristretti, con i nostri materiali poveri; per qualcuna troverò
sicuramente il tempo.
Anche questo è il bello
della scienza: una volta che hai capito veramente come funziona, funziona
sempre, basta provarla e farla provare.
docente di scuola primaria
Stefano
De Santis
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fisica,
formazione,
verbale
martedì 7 gennaio 2014
Comincia l'avventura...
Mi sembra già passato tanto tempo.... era il 4 Settembre del 2013 quando per la prima volta nel Collegio Docenti la D.S. Dott.ssa Angela Desideri invitava la Prof. Tiziana Biagiotti a presentare ai colleghi l'opportunità che veniva offerta dalla Regione Toscana con il Bando sui Laboratori del Sapere Scientifico.... quegli LSS che da allora hanno assunto un ruolo importante per il nostro Istituto.
Fin da subito il Collegio ha accolto come opportunità importante quella di partecipare ed è così che, dall'entusiasmo della professoressa Biagiotti, è nato il Progetto "Atelier della Scienza".
A novembre la conferma che eravamo fra gli istituti finanziati!!
Poi la notizia del "Diario di bordo" e lì l'idea.... Chi facesse un blog.
Era tanto che volevo sperimentare come forma di documentazione didattica un blog... ed eccoci qui!!!
Docente di scuola primaria
Lucia Lavuri
Poi la notizia del "Diario di bordo" e lì l'idea.... Chi facesse un blog.
Era tanto che volevo sperimentare come forma di documentazione didattica un blog... ed eccoci qui!!!
Docente di scuola primaria
Lucia Lavuri
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